Città euromediterranee fra immigrazione, sviluppo, turismo

Rapporto tra politiche di immigrazione e strumenti di cooperazione decentrata.

Quello migratorio è un fenomeno in continua crescita che si caratterizza per la sua complessità e per la molteplicità di approcci che necessitano una reale sistematizzazione affinchè ognuno degli strumenti e delle politiche messe in campo possa avere efficacia reale ed incidenza sul territorio delle nostre città.
Le problematiche connesse all’impatto e all’integrazione dei flussi migratori nelle città europee, ed in particolare quelle a “natura mediterranea”, sono il maggiore terreno di sfida non solo dei governi nazionali ma anche delle istituzioni locali, che hanno la responsabilità diretta e la misura reale delle differenti condizioni dei rispettivi territori.

La sfida non è facile, perché sono in gioco problematiche molto complesse e allo stesso tempo prioritarie quali la tutela dei diritti umani per tutti, la capacità di accoglienza e di garanzia degli stessi da parte delle nostre città in un clima di pacifica convivenza e reciproco rispetto con la comunità autoctona.
Sarebbe quindi auspicabile che gli Enti Locali, nella programmazione delle proprie politiche in materia di immigrazione realizzassero  programmi a lunga scadenza per la messa in rete dei soggetti e di buone pratiche esistenti sul nostro territorio sostenendo ed implementando servizi per gli immigrati ed iniziative di inclusione sociale.
Agendo cosi su due fronti, da un lato la prevenzione dell’immigrazione clandestina e l’assistenza e l’accompagnamento dell’immigrato verso la regolarizzazione della sua permanenza nel nostro paese, dall’altro promuovendo e sostenendo programmi di inclusione sociale che favoriscano l’integrazione ed il dialogo interculturale, superando la logica dell’assistenza, e dotando l’ immigrato di strumenti di emancipazione quali lingua, formazione, avviamento al lavoro, assistenza sanitaria e legale.
A tal fine è prioritario che vengano messi in campo progetti volti alla creazione di spazi di incontro e dialogo tra cittadini ed immigrati, e la localizzazione di sportelli e centri interculturali non solo nelle periferie dove c’è spesso il rischio di creare veri e propri quartieri dormitorio, ma al centro delle città, per promuovere nelle nostre città una reale convivenza contro i fenomeni di ghettizzazione urbana.
Ci sembra quindi importante che gli immigrati possano avere nelle nostre città luoghi dignitosi dove poter esercitare liberamente il proprio culto. Bisogna purtroppo segnalare che a Napoli ad oggi non è stato possibile intervenire in tal senso, basta pensare all’assenza di una moschea in una città come la nostra, considerata una delle porte del mediterraneo, dove vi è un’altissima presenza di persone musulmane.
Il nodo principale è comunque quello di rinnovare completamente, rispetto al passato, l’approccio al fenomeno, e l’esigenza di dare un nuovo significato al concetto di “cittadinanza”.
È infatti inaccettabile che l’acquisizione di questo diritto rimanga indissolubilmente legato al concetto di suolo e mai di diritto o di sangue , così come accade ad esempio ai figli di immigrati nati in Italia, cresciuti nel nostro paese, che  al compimento della maggiore età si vedono costretti a chiedere il permesso di soggiorno per poter restare nel paese dove sono nati e cresciuti.
Anche il concetto di sicurezza, di cui tanto si parla, va rivisto radicalmente, in quanto legato strettamente al’obiettivo della giustizia sociale e al riconoscimento dei diritti piuttosto che all’equazione straniero=criminale.
In vista di ciò allora la sicurezza può essere perseguita favorendo lo sviluppo delle comunità di immigrati ed il loro riconoscimento quali soggetti di crescita culturale e sociale per le nostre città.
La città multiculturale ideale è una città più ricca, più viva, più interessante ed affascinante .
Nella stessa ottica devono essere interpretate le politiche di cooperazione decentrata, che si pongono l’obiettivo di realizzare non progetti sporadici e a breve termine, ma interazioni tra città e territori, ponti tra comunità territoriali, che determini arricchimento reciproco attraverso programmi di co-sviluppo.
Anche il concetto di sviluppo locale quindi va reinterpretato nell’ottica del superamento della dimensione di competitività e del semplice trasferimento di aiuti, in favore di una nuova definizione basata sul rispetto dell’ambiente, del dialogo tra i popoli, tutela dei diritti umani, equa distribuzione delle risorse, soprattutto di una cultura di pace.
Sviluppo dunque sostenibile, che è strettamente connesso anche al fenomeno migratorio, affinchè la decisione di lasciare il proprio paese sia per le persone una scelta consapevole e volontaria e non un obbligo ed una fuga dalla miseria e dalla guerra.
Alla base di tale cambiamento deve esserci una nuova modalità di rapporto e scambio tra il nord ed il sud del mondo, che superi l’ottica della dipendenza e dell’emergenza. e crei rapporti di partenariato reale investendo le comunità dei paesi terzi di responsabilità rispetto al proprio sviluppo.
Nelle città mediterranee protagonisti di questo nuovo approccio allo sviluppo sono diventati, accanto ai soggetti tradizionali di cooperazione, quali ong, enti locali associazioni di volontariato, gli stessi immigrati, che hanno cominciato, anche grazie ai corsi di formazione e ai servizi di orientamento e affiancamento attivati dagli sportelli, a costituire associazioni e cooperative per acquisire un ruolo di primo piano anche nella progettazione e realizzazione dei progetti di cooperazione.
Non si può negare peraltro che la difficile condizione in cui spesso gli immigrati vivono nelle nostre città non può che ostacolare ognuno dei percorsi sopra elencati, e che molta è la strada da fare per arrivare ad una cultura diffusa dell’accoglienza e del dialogo interculturale .
Anche perché gli impedimenti normativi e culturali rischiano di inficiare e spesso interrompere anche le esperienza positive, e le buone pratiche che il territorio ha sviluppato.
È al più presto necessaria una radicale modifica della normativa in materia di immigrazione, che guardi finalmente all’immigrato non come un pericolo ed un problema ma come una risorsa per le nostre città.
Infine un discorso a parte va fatto per la questione degli insediamenti rom, spesso non visibili al turista o ai cittadini dei centri storici o commerciali perché nascosti nelle periferie, sotto i cavalcavia delle autostrade o in aree industriali abbandonate e fatiscenti, villaggi e presenze scomode, per i vicini e per le istituzioni, spesso ignorati fino all’esplodere di episodi di intolleranza e di violenza.
Si tratta di vere e proprie discariche che ospitano migliaia di famiglie, persone presenti nel nostro paese da molti anni, intere generazioni nate nei nostri confini, ma prive di ogni riconoscimento giuridico e privato, di ogni dignità, costrette ad inumane condizioni di vita
Alcune città hanno affrontato questa emergenza costruendo enormi campi nomadi insediati in periferia , veri e propri ghetti separati dalla vita della città e difficili da controllare e da gestire.
È quindi più che mai auspicabile una nuova normativa che faciliti l’accesso ai documenti di soggiorno e quindi al mondo del lavoro, la messa in campo di nuovi percorsi di cittadinanza da contrapporre all’emarginazione sistematica di queste popolazioni.
Per una città multiculturale nel senso più vivo e più ricco del termine, occorre quindi che ognuno, cittadino ed immigrato, istituzione locale e nazionale, scuola, società civile e mondo del lavoro, faccia la propria parte e si assumi le proprie responsabilità, perché solo un approccio complesso e globale può dar risposta ad un fenomeno complesso ed in grande crescita come quello dell’immigrazione.

Manuela Marani

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