La Regione tagliatutto

tagli_r_tDi una cosa si può esser certi, quale che sia l’evoluzione dl ciclo economico nel prossimo trimestre: il 2010 passerà alla storia come l’anno peggiore nel nuovo millennio dell’economia campana. Non sappiamo ancora se supererà, in termini quantitativi, la performance negativa del 2005, per il quale la Banca d’Italia nostrana parlò di “annus horribilis”; di certo la miscela attuale è assai più inquietante.
Almeno tre sono le radici di questa inquietudine. Se un quinquennio addietro l’evoluzione delle regioni meridionali era fortemente condizionata da quanto succedeva in Campania, oggi l’influenza della nostra regione è di molto ridimensionata: l’evoluzione, ad esempio, della Puglia e della Basilicata assai meno dipende, oggi, dalla nostra intonazione ciclica.

Ancora: la crisi del 2005 fu, in primo luogo, una crisi produttiva, ovvero un crollo di carattere segnatamente industriale, che riguardava fondamentalmente il settore manifatturiero e le piccole e medie imprese. Oggi, ahimè, vi è di più: la società campana trangugia una crisi complessiva, in cui le incertezze di reddito e di occupazione, dei diritti e dell’inclusione sono estese a strati sociali poco adusi alla paura del futuro. Chi volesse avere uno spaccato di questa nuova geografia del timore e della protesta può scegliere, del tutto casualmente, qualche ora da passare sotto le persiane rigorosamente abbassate della Regione a Santa L ucia, dove, oramai, per protestare è necessario mettersi in coda. Infine: nel 2005, nel bene e nel male, la Regione rappresentava il soggetto istituzionale di riferimento nella gestione delle difficoltà, l’ente che, prima o poi, qualcosa “avrebbe fatto”. Oggi non è più cosi. Anzi: essa confessa oggi la propria impossibilità d’intervento, in nome dello sfacelo, degli sprechi e delle difficoltà di gestione ereditate.
A essere realistici, o cinici, è poco importante al momento stabilire quanto la situazione della Giunta Bassolino fosse deteriorata e quanto cogenti siano oggi quei vincoli finanziari che impediscono alla Regione una qualunque politica d’indirizzo e di sostegno finanziario. Il dato rilevante è che, come si evince dal rapporto sull’ultimo trimestre del 2010 stilato dall’Osservatorio Regionale Banche-Imprese, il “clima economico”, determinato in base alle valutazioni della fiducia delle imprese manifatturiere, dei consumatori campani e del giudizio sull’andamento degli ordini e delle giacenze, peggiora sensibilmente rispetto al periodo aprile-giugno di quest’anno. La contrazione è analoga a quella che si era manifestata subito dopo lo scatenarsi in Italia degli effetti della crisi originata sui mercati finanziari americani alla fine del 2008.
Che piaccia o no ai nostri governanti, economia e società campane sono in piena emergenza; e la giustificazione del corsetto imposto da Tremonti per lo sforamento del Patto di Stabilità non impedisce l’innesco di moltiplicatori negativi su produzione, occupazione e reddito. Che piaccia o no, è fin troppo ovvio rammentare che quanto più le emergenze saranno trascurate, tanto maggiore risulterà il deterioramento successivo e l’ammontare di futuri interventi compensativi. L’economia, oltre che per le sue follie, si distingue per una componente di meccanica, impietosa inesorabilità: quel che non è affrontato oggi innescherà domani costi gravati d’interessi economici e sociali.
Le emergenze cui facciamo riferimento non sono casi isolati ma includono, a voler essere generosi, almeno due grandi ordini di problemi: la struttura industriale e il deterioramento del mercato del lavoro.
Per ciò che concerne la struttura produttiva, il menù delle crisi da ricordare al lettore presenta solo l’imbarazzo della scelta: si parte dalla Cassa Integrazione a zero ore per i 5000 addetti di Pomigliano della Fiat e per i 6000 delle aziende dell’indotto; si passa poi al sito Fincantieri di Castellammare di Stabia in cui gli addetti diretti, 650, e indiretti, gli oltre 1000 degli appalti, si trovano di fronte al blocco delle commesse pubbliche; si arriva all’Alcatel di Battipaglia, alla KSS di Arzano, alla Prismia di Arco Felice, all’Eutelia-Agile. E qui ci fermiamo per carità di patria: il lettore masochista potrebbe chiedere alle strutture regionali di Cgil e Ires una mappa delle crisi ben più completa. Su tutte, o quasi tutte, queste situazioni di crisi la Regione tace: la finanza pubblica ha sforato, se ne parlerà più avanti; magari l’anno che verrà.
Il pendant della crisi produttiva è, ovviamente, costituita dallo sgretolamento del mercato del lavoro nei mille rivoli di disoccupati di breve durata, di donne scoraggiate e inattive, di giovani laureati ad alta formazione che emigrano, di disoccupati di lunga durata fino a ieri coccolati da assessori compiacenti, di lavoratori socialmente utili. Su questo versante qualcosa si muove: il nuovo assessore regionale al lavoro e alla formazione professionale ha redatto con diligenza un piano straordinario, “Campania al Lavoro!”, che prevede stanziamenti per inserimenti formativi, sicurezza su lavoro, creazione di nuova impresa.
Tutto coscienzioso e meticoloso, a meno di un piccolo particolare: chi trainerà la domanda d’inserimento dei vecchi e dei nuovi disoccupati? Quale pompa di benzina consentirà l’avviamento di un motore appena lubrificato? Di certo non la struttura produttiva attuale. È come se si volesse risolvere il problema dell’occupazione prescindendo dalla mortalità delle imprese e dalla condizione di convenienza dei datori di lavoro.
È banale ribadirlo, ma senza una robusta struttura d’imprese non c’è occupazione stabile e certa: i non-interventi e le politiche poco efficaci non possono che ingrossare le fila degli esclusi sociali. E non solo quelle aggressive dei cortei per la città; ma anche quelle dei silenti giovani laureati, dei lavoratori irregolari, che oramai sono circa un quinto del totale degli occupati, del quarto di popolazione campana che vive sotto la soglia di povertà.
Allora si ponderi con calma: all’emergenza finanziaria, forse, c’è rimedio; al degrado sociale un po‘ meno.

Ugo Marani
La Repubblica Napoli | sabato 16 ottobre 2010

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