Pozzuoli un bel progetto da trasformare in scempio

pozzuoli_pIl passaggio da Napoli a Pozzuoli non è un mero trasferimento geografico: è un mutamento di categorie interpretative se oggetto dell’indagine è la comprensione della fenomenologia politica e le interazioni con le tendenze economiche del territorio. Il dato è particolarmente lampante dopo le ultime elezioni amministrative: il vento del mutamento soffia su quasi tutti i Comuni campani interessati, meno che su Pozzuoli in cui la vecchia politica si fronteggia, consolidati interessi fanno lobby e (apparentemente) nuovi protagonisti vincono le elezioni. Laddove l’economia politica del voto coinvolge a Napoli interessi numerosi e stratificati, soddisfacibili con faticosa mediazione, in provincia, a Pozzuoli nel nostro caso, delega e lobbysmo sono più diretti e naive: la vittoria del candidato che si è sostenuto equivale al riconoscimento e alla riscossione di un credito in tempi possibilmente non remoti.

E la vicenda elettorale di Pozzuoli si snoda, ben oltre i riti abusati della contrapposizione ideologica tra destra e centrosinistra, su di un business che per dimensione e profitti potenziali può essere a buon diritto, considerato una naturale estensione di quell’economia politica del terremoto che ha devastato la zona flegrea e forgiato le iniziative imprenditoriali. l business, nel nostro caso, riguarda la riqualificazione del litorale flegreo dal Molo Caligolano sino a Punta Epitaffio; in pratica la più grossa speculazione dell’ultimo ventennio dopo l’edificazione mostruosa di Monterusciello. Al centro dell’iniziativa la società per azioni Waterfront Flegreo, proprietaria dell’ex area industriale Sofer-Ansaldo, che costituirà il braccio operativo dell’iniziativa. Ma andiamo con ordine, affinché il lettore possa centellinare la numerosità delle connessioni familistiche e le relazioni che si celano dietro l’agiografia della pubblicistica ufficiale. Nel 2007 l’architetto Peter Eisenman redige un masterplan per l’area flegrea che è fatto proprio dall’amministrazione comunale; questa a sua volta, stipula un Protocollo d’Intesa con la Waterfront Flegreo s.p.a. in cui il piatto forte è costituito dalla riconversione dell’area ex Sofer, nella quale dovrebbero sorgere un grande supermercato, un polo turistico-alberghiero, un centro polifunzionale, un polo della nautica da diporto con accademia della vela e (forse) un parco urbano attrezzato. Il lettore ha abbastanza dimestichezza con le tradizioni dell’imprenditoria regionale da apprezzarne per intero la vocazione storica alla cementificazione edilizia, la propensione alla speculazione immobiliare, la capacità di celare vizi privati dietro pubbliche virtù. E così sta succedendo a Pozzuoli: Eisenman regala al Comune il proprio progetto, la Waterfront Flegreo regala il masterplan al Comune e l’iniziativa velica al Reale Yacht Club Canottieri Savoia sotto gli occhi commossi del suo presidente. Ora l’operazione mediatica è bella e servita: con tanto altruismo disinteressato e con tanta coscienza pubblica, chi potrà mai opporsi a simili benefattori? Ma la realtà, ahimè, è un po’più articolata per cedere alla commozione: il dominus dell’iniziativa complessiva è un poliedrico costruttore puteolano, socio di maggioranza della società per azioni Waterfront Flegreo, in cui figurano pure le immobiliari di Pirelli e di Finmeccanica, costruttore apprezzato sul territorio per la progettazione e la costruzione di ponti indecenti, di tunnel pericolosissimi, di rotonde prive di punti di fuga, di rapporti sedimentati con l’amministrazione comunale. Il nostro progettatore non si muove da solo, ma sinergicamente: il Cipe, nel frattempo, approva una delibera per il finanziamento della bretella stradale che congiungerà la Tangenziale all’ex Sofer, su parere positivo della commissione parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, di cui è membro, del tutto casualmente, la figlia deputato. Il nostro progettatore-imprenditore affida poi l’elaborazione del progetto di riqualificazione della medesima area a uno studio di architettura, tra le cui caratteristiche si annoverano, oltre che quella di marchiani errori grammaticali sul proprio sito, la presenza, tra i progettisti, della figlia del nuovo sindaco di Pozzuoli. E ora arriviamo al punto: con fregoliana attitudine alla mobilità di schieramento e con intuizione del gruppo vincente, il nostro capitano d’imprese edili assurge a grande elettore della coalizione di destra uscita vincitrice alle ultime elezioni comunali. In forza di una discutibile delibera del commissario straordinario del Comune che, nello scorso marzo, ha approvato il Piano Urbanistico Attuativo relativo al waterfront e della riscossione di crediti elettorali inequivocabili, la faraonica progettazione andrà ora avanti con il mandato istituzionale di riqualificare, ovvero di deturpare, l’intero litorale puteolano. Vi è solo da sperare, perché ciò non accada, che finiscano con il prevalere le consuete lentezze e le inefficienze della burocrazia nostrana; non viene da fare, di certo, troppo affidamento sul senso di etica e di pudore della politica locale.

 

Ugo Marani

La Repubblica Napoli | mercoledì 29 giugno 2011

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