Interazione tra Università e mondo del lavoro: un progetto concreto

Stefano Dumontet, Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Giovanni De Falco, Istituto di Ricerche Economiche e Sociali della Campania

 

In un nostro precedente articolo (Università tra innovazione e tradizione, pubblicato il 12 dicembre scorso) abbiamo tentato di individuare le criticità che riducono le possibilità di impiego dei nostri laureati, a causa di un disaccoppiamento tra mondo del lavoro e mondo accademico. Qui affrontiamo, più concretamente, le proposte che possono essere fatte per superare l’impasse del mancato dialogo tra il mondo della formazione superiore e il mondo datoriale.

La prima cosa da fare è quella di dotare le Università italiane di un osservatorio sul mondo del lavoro. Crediamo inutile un sistema integrato di analisi che possa servire tutte le Università del Paese. Riteniamo più utile, viste le peculiari caratteristiche delle differenti Regioni, le specificità dell’erogazione della cultura espresse dai singoli Atenei, le vocazioni degli ambiti territoriali nei quali le Università operano, che ogni Ateneo si doti di un suo specifico strumento di analisi del mondo del lavoro e del marketing dei propri laureati.

Come dovrebbe essere costruito un tale strumento? Quali dovrebbero essere le sue specificità funzionali? A chi si dovrebbe rivolgere e con quali strumenti?

Qui di seguito tentiamo di rispondere a tali domande e abbozziamo uno dei tantissimi progetti possibili capaci di proiettare il mondo della formazione universitaria e i suoi studenti nel vivo delle dinamiche sociali.

 

L’Osservatorio universitario sul mondo del lavoro in tre mosse

 

1) Il Forum telematico

Un luogo virtuale di incontro degli studenti e dei laureati e lo strumento per condividere esperienze, richieste, proposte e critiche grazie ad una piattaforma telematica gestita e moderata dall’Università. Il Forum è l’occasione per acquisire informazioni sulla professione e sull’occupabilità, dà la possibilità di costruire inchieste e somministrare questionari, permette di ricevere feedback degli utenti rispetto alle strategie messe in essere, racconta criticità e successi degli utenti.

Il Forum dovrebbe coinvolgere i laureati che lavorano come dipendenti, i liberi professionisti, i giovani laureati e laureandi che esprimono sia esigenze di occupazione che di nuovi saperi.

I destinatari finali dell'intervento sono, dunque, i giovani in cerca di occupazione, i lavoratori in situazione di “disagio occupazionale”, i liberi professionisti, i lavoratori inseriti in cicli di rafforzamento delle “competenze professionali”.

 

2) L’indagine sulle professioni

Allo stato attuale manca completamente un modello concettuale, costruito specificamente sulle esigenze del nuovo mercato del lavoro, che permetta di acquisire, attraverso un osservatorio permanente sulle professioni, i seguenti parametri:

· individuazione e descrizione delle competenze professionali presenti sul mercato del lavoro ed i relativi processi formativi;

· identificazione delle professionalità, o le famiglie professionali, in ascesa ed in declino, cogliendone le variazioni principali ed i relativi contenuti e dinamiche;

· realizzazione di previsioni qualitative e quantitative sulle combinazioni di professionalità che il sistema occupazionale richiede.

· individuazione di domande sociali emergenti

· Individuare le dinamiche del mercato (entrate-uscite interne all’area, attrazione verso altri bacini di lavoro, declino ed ascesa di gruppi professionali e di specialismi, …),

· costruzione di un repertorio della professione e/o dei fabbisogni professionali delle imprese e del terziario avanzato.

 

La costruzione di tale modello parte dalla constatazione che intervenire sulle politiche del lavoro e della formazione significa disporre di un adeguato sistema informativo, in grado di fornire una rete di dati e conoscenze continuamente aggiornati coerenti con le effettive dinamiche del mondo del lavoro.

E’ necessario, dunque, raccogliere ed elaborare previsioni qualitative e quantitative sui fabbisogni di professionalità (e/o di competenze professionali), così come essi vengono delineandosi all'interno degli specifici contesti di lavoro e sulla base delle modificazioni che in essi si realizzano. La situazione richiede, obbligatoriamente, un approccio empirico, basato sull'esplorazione dei fenomeni in atto nel sistema occupazionale e la definizione di uno strumento agile e di facile applicabilità. In secondo luogo la metodologia dovrà permettere un agevole aggiornamento delle informazioni, consentendo anche analisi diacroniche.

 

3) Lo sportello operativo (professional buddy)

Lo sportello operativo di assistenza agli utenti utilizza i dati relativi alla domanda di lavoro,  riferiti alle situazioni attualmente esistenti e nello stesso tempo orientati in senso esplicitamente previsionale, per connettere valutazione dei fenomeni relativi al contesto locale e produttivo (tecnologie, organizzazione, mercato, ecc.) alla messa a punto di azioni per la valorizzazione degli asset strategici dell’occupabilità e della competitività professionale (incontro domanda-offerta, emersione delle competenze e delle risorse professionali esistenti e creazione delle nuove, sostegno e diffusione dei modelli positivi, ecc.).

Lo sportello operativo non lascia soli gli utenti. Li guida, li accompagna, suggerisce indirizzi professionali, sottolinea lacune formative e indica le strategie per superarle. E’ anche un professional buddy che aiuta nell’adattamento del neo laureato alla cultura e alle formalità dei luoghi di lavoro, facilita la transizione dal mondo dell'istruzione a quello del lavoro, aiuta a sfruttare al meglio le opportunità di carriera, guida nel riposizionamento nel mondo del lavoro. Queste attività sono di solito a titolo oneroso per l’utente

Inoltre, il professional buddy intercetta i bisogni formativi degli utenti, li fidelizza e limita il ricorso a risorse gestite da altri soggetti. 

Realtà attente ai bisogni di chi si trova in un momento delicato di transizione (passaggio dalla scuola superiore all’Università, dall’Università al mondo del lavoro, riposizionamento in segmenti diversi del mercato del lavoro, ecc.) definiscono e implementano i transition tools, una “cassetta degli attrezzi” con strumenti disegnati su misura per venire incontro ai bisogni di chi si trova “in transizione”. Strumenti, fruibili sempre a titolo oneroso, che semplificano e razionalizzano le scelte, rendono più rapidi i momenti di passaggio, fanno scoprire opportunità e mettono in evidenza lacune da colmare.

 

Un progetto concreto: L’impronta ecologica(1)

 

Come fare per raccogliere contemporaneamente più risultati da una stessa politica? Possiamo immaginare un percorso che valorizzi, ad esempio i diplomati di un Master universitario in “Certificazioni ambientali”.

Supponiamo che un’Università stabilisca un “protocollo di intesa” con un’azienda della grande distribuzione alimentare che gestisce una serie di supermercati nell’area metropolitana di una grande città. Il protocollo d’intesa prevede la conduzione in comune di un concorso che premia il miglior progetto per la diminuzione progressiva dell’impronta ecologica dei punti vendita. L’Università, con il supporto del suo Osservatorio sul mondo del lavoro, lancia il concorso a cui partecipano i diplomati al suo Master, assicurando all’azienda almeno 10 progetti.

Una commissione paritetica seleziona i progetti migliori e l’azienda ne sceglie uno e contatta il professionista che lo ha redatto. Il professionista realizza il progetto e segue l’azienda nel suo sforzo di diminuire l’impatto negativo delle sue attività sulla città e sull’ambiente.

Quali sono i vantaggi per l’azienda? Una campagna mediatica ben condotta caratterizzerebbe l’azienda come particolarmente attenta alla salvaguardia dell’ecosistema cittadino, sensibile, preoccupata per l’impatto che le sue attività hanno sull’ambiente e impegnata per ridurre al massimo possibile la sua impronta ecologica. L’azienda si pone come organizzazione leader in questo settore e apre le sue porte alla cittadinanza (scuole, associazioni, ecc.) per illustrare la sua filosofia ambientale (sempre con la guida dell’Università). Una campagna di comunicazione ben costruita illustra ai clienti e a tutti i cittadini i progressi dell’azienda nella diminuzione della sua impronta ecologica con un occhio attento alla carrying capacity(2) del sistema in cui è inserita. Effetti del superamento della capacità portante (carrying capacity) di un sistema.

 

Quali sono i vantaggi per l’Università?

 

1) Crea un mercato del lavoro ai suoi laureati e si presenta sul mercato della formazione come un’Università attiva nel matching con il mondo del lavoro, non attraverso meccanismi obsoleti, ma con azioni innovative capaci di far emergere bisogni latenti delle aziende e in grado di soddisfarli grazie alla competenza dei suoi laureati.

 

2) Mette in moto un meccanismo di marketing attivo, dimostrando ai suoi potenziali studenti di non essere solo un luogo di trasmissione del sapere e di certificazione delle competenze

 

3) Si pone come Università leader nell’intermediazione con il mondo del lavoro

 

4) Dimostra che il suo successo non è solo dovuto alle carenze dei suoi competitori (Università pubbliche), ma soprattutto alla sua capacità di innovazione.

 

[i]Note.



(1) L’impronta ecologica, parametro introdotto nel 1996 da Mathis Wackernagel e William Rees, “misura quanto l’umanità richiede alla biosfera in termini di terra e acqua biologicamente produttive, necessarie per fornire le risorse che usiamo e per assorbire i rifiuti che produciamo.

(2) La carrying capacity (letteralmente "capacità di carico"), traducibile in italiano come capacità portante dell'ambiente, è la capacità di un ambiente e delle sue risorse di sostenere un certo numero di individui e le loro attività.

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