La crisi dell’UE, la lontananza degli USA e la Cina è più vicina di quanto non si creda.

nell'ambito dell'iniziativa

Osservazioni e riflessioni sui cambiamenti del nostro sistema ante e post virus.

 

La crisi dell’UE, la lontananza degli USA e la Cina è più vicina di quanto non si creda.

A cura di Gianni De Falco, presidente Ires Campania (partner Alleanza Istituti Meridionalisti)

 

UEPer contrastare la drammatica crisi economica in Europa legata agli effetti della pandemia serve un massiccio piano di rilancio a livello continentale incentrato sul ruolo e gli investimenti pubblici dell’Unione Europea, con la monetizzazione del debito, da un lato, e l’emissione di recovery bond, dall’altro.

La diffusione del virus ha determinato cambiamenti radicali nelle politiche implementate da governi e banche centrali. C’è largo consenso tra gli economisti sulla necessità che i governi delle economie più avanzate, Europa e Stati Uniti in primis in quanto attuale epicentro della pandemia, dovranno implementare misure straordinarie per contrastare le conseguenze economiche di questa crisi.

L’attuale crisi economica si caratterizza per essere un complesso shock che ha travolto sia il lato della domanda che quello dell’offerta. Sul lato dell’offerta, le misure restrittive prese dai governi per riuscire a ridurre i contatti tra persone e contenere così la diffusione del virus, hanno portato all’interruzione di numerose attività economiche.

La restrizione ai movimenti delle persone e i limiti imposti al funzionamento delle aziende hanno determinato una caduta della domanda aggregata.

Per combattere la crisi, i governi dell’Eurozona e le istituzioni europee dovrebbero adottare una strategia impostata su due stadi. In primo luogo, una forte azione emergenziale da parte dei governi dell’Eurozona finalizzata sia a coprire i costi fissi delle imprese (es. affitti e costi di mantenimento/manutenzione che le imprese dovranno comunque sostenere nonostante l’inattività), in particolare le medie e piccole, che a garantire i pagamenti dei salari in un contesto di economia “sospesa”.

Suggeriamo l’implementazione di un piano di rilancio economico a livello europeo basato su investimenti pubblici finalizzati ad affrontare la crisi climatica (da non dimenticare) e la necessità di sistemi sanitari ben funzionanti (ora forse chiara, dopo la “Caporetto” del sistema sanitario pubblico, non solo in Italia).

Se anche in questa situazione eccezionale gli stati membri non riusciranno a trovare un accordo per agire insieme, usando tutti gli strumenti possibili contro uno shock di così grande portata, allora i singoli paesi potrebbero trovarsi nella sgradevole situazione di dover monetizzare da soli i debiti derivanti da questa crisi (peccato capitale che dovrebbero addossarsi, al momento, paesi come Olanda e Germania).

Dal punto di vista dell’ordine internazionale, l’epidemia ha reso più estreme alcune contraddizioni, che la politica mondiale fatica a ricomporre.

Il modello neoliberista di globalizzazione dei mercati ed espansione della finanza da un lato si fonda sulla presenza di un sistema mondiale aperto, interdipendente e integrato, dall’altro ha ridotto drasticamente le forme di governance mondiale in tutti i campi, salute, welfare e ambiente in particolare. Determinando una forte contraddizione.

La politica degli stati e dei poteri sovranazionali ha meno strumenti per assicurare un ordine internazionale.

Usa copiaIl lungo declino degli Stati Uniti ha visto indebolirsi il ‘vecchio’ modello di egemonia americana che manteneva un ordine globale attraverso un sistema di rapporti di potere, alleanze, istituzioni internazionali e regole condivise.

La politica di Trump ha risposto a questa perdita di capacità egemonica con un attacco ad alcuni fondamenti dell’ordine mondiale costruito dagli Stati Uniti stessi.

In nome dell’ ‘America first’ (in Italia era Salvini con il suo provincialismo del “Prima gli italiani”), della ricerca di vantaggi economici e politici di breve periodo, si nega l’esigenza di cooperazione internazionale, si procede con un unilateralismo estremo, fino a negare le sfide più drammatiche come il cambiamento climatico e (inizialmente) la gravità dell’epidemia di coronavirus.

Questa politica americana alimenta il disordine globale e mette fine al ruolo degli Stati Uniti come potere di riferimento del sistema mondiale.

Il ripiegamento su se stessi degli USA e la paralisi dell’Europa mostrano l’incapacità di progetto dell’occidente, in nettissimo contrasto con il dinamismo dell’Asia e della Cina.

Cina1La Cina, in particolare, ha assunto una nuova centralità economica, è segnata da forti contraddizioni interne, dall’inadeguatezza dei servizi sanitari e del welfare, messa in evidenza proprio dalla nascita in quel paese dell’epidemia di coronavirus, ma ha anche mostrato una forte capacità di affrontare i problemi con interventi su grande scala, nel caso dell’epidemia come delle misure per contrastare il cambiamento climatico, e bisogna analizzare bene questa capacità che non è esclusivamente legata al suo essere assolutista.

La Cina era rimasta fuori dagli effetti della crisi finanziaria del 2008 e della recessione che ne è seguita in occidente. Ora potrebbe far riprendere l’economia e recuperare la caduta delle Borse più in fretta dell’occidente.

Se mostrasse anche un’effettiva capacità di fermare l’epidemia, la Cina potrebbe presentarsi come una protagonista capace di assicurare elementi di ordine nel sistema mondiale. Di fronte al ‘caos sistemico’ legato al declino americano, la Cina potrebbe emergere con un ruolo internazionale più forte (i suoi investimenti in Europa per il controllo logistico dell’area mediterranea e il grande progetto commerciale della “Via della seta”, sono soltanto due esempi), una capacità di ridurre l’instabilità globale, e una potenziale capacità egemonica.

Insomma gli USA sono alla canna del gas, l’UE rasenta l’estinzione e la Cina è in perfetta salute (economica). Staremo a vedere.

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