Ennio Morricone, la musica da film

Ennio MorriconeIl western all’italiana, lo “spaghetti western”, viene ricordato e riassunto in due grandi figure: Sergio Leone ed Ennio Morricone. Leone un giorno dichiarò «non sarei ancora nessuno senza le musiche di Ennio Morricone».

Il cinema, il grande cinema, è spesso ricordato per alcune sequenze o scene che restano nella storia o per alcune musiche che ne accompagnano la visione. La musica ha una particolare capacità, ascoltandola rivedi, senza vederle, quelle scene, ti ricorda la storia del film, gli attori, in alcuni casi le battute.

La musica del film vive, quindi, anche di vita propria. Provate ad immaginare un film senza musica… non è film. Le note musicali anticipano situazioni filmiche (immagini) ancor prima che queste accadano, pensiamo ad un film giallo le note introducono sensazioni forti anticipano ansie e paure, terrore. Quelle stesse scene senza l’accompagnamento musicale non sarebbero che semplici riprese di fatti di sangue.

Ricordo un famosissimo film di Dario Argento, noto ai più come “Il maestro del brivido”, Profondo rosso che si accompagnò con la musica dei Goblin, una musica incalzante, crescente, che nel momento in cui partiva ti annunciava l’assassinio, la morte, il sangue, sempre abbondante in Argento.

Quella musica per anni ha trasmesso quella emozione forte collegata alla sanguinolenta scena o alla tensione. Emozione di tensione e ansia che ti aggrediva anche se stavi in un parco giochi o a mare.

Gli inizi di arrangiatore musicale non sono da poco, moltissime canzoni degli anni ’60 furono magnificamente arrangiate dal maestro. Ricordarne tante è difficile soprattutto per chi legge e non ha la mia età, ne cito due per il particolare giro musicale: la prima, Legata a un granello di sabbia (1961); la seconda, Se telefonando (1966).

Già nella prima gli spazi musicali così come la liricità della seconda sembrano anticipare quelli inseriti nei brani successivi prodotti per il cinema.

Sempre in quegli anni sessanta il magico incontro con Sergio Leone e la storia che tutti conosciamo: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Giù la testa, Il buono il brutto e il cattivo, C’era una volta il west, C’era una volta in America…

E poi la collaborazione con altri grandi registi e film che si ricordano grazie alla sua musica: Nuovo cinema Paradiso, Mission, La leggenda del pianista sull’oceano, Gli intoccabili, Novecento, Baaira, L’uccello dalle piume di cristallo, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il Decamerone, La Califfa… e tanti altri.

Due sono le colonne sonore che a me restano particolarmente nel cuore, la prima Sacco e Vanzetti, la seconda, Pane e libertà. Ammetto di essere di parte ma una colonna sonora, come detto, non è soltanto musica, è ricordo, è emozione…

L’arrangiamento della ballata per Sacco e Vanzetti resta semplicemente una musica da brividi, in quegli anni (1971) si trasformò in canto collettivo per la libertà contro l’oppressione e il razzismo.

La liricità delle musiche di Pane e libertà sembrano accompagnare, idealmente, quel popolo di lavoratori, contadini, che costituì la prima organizzazione sindacale italiana, la Cgil, e l’uomo che la guidò, Giuseppe Di Vittorio. Guardando il quadro “Il quarto stato” (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo si può ascoltare questa lirica musicale e si avrà lo stesso effetto… l’accompagnamento di una marcia verso la libertà e la democrazia.

Ennio Morricone stamane ha consegnato il ricordo di se stesso alla musica che ha scritto, il maestro quindi non è morto, il maestro vive in ogni sua nota, composizione, arrangiamento.

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