Tra verità parziali.

Tra verità parziali.

Gianni De Falco, presidente Ires Campania e coordinatore AIM.

 

Sulla parità di genere è in corso una battaglia legittima e importante nel nostro Paese. Nel PD, soprattutto, che decide di avere un vicesegretario vicario e due capigruppo alla Camera e al Senato donne.

Ne parla il Presidente del Consiglio, ed è presente in tutti i dibattiti sul Mezzogiorno. Alcune volte, però, si incrocia con le politiche per il Sud (lavoro) in modo improprio.

Vediamo cosa scrive su un quotidiano nazionale la Chair del W20 Linda Laura Sabbadini: “No, non sprechiamo le risorse del bilancio pubblico per la decontribuzione, che crea una segmentazione del lavoro e produce lavori di bassa qualificazione. Si tratta di agevolazioni utilizzate spesso da imprese che avrebbero comunque assunto. Usiamo i soldi di bilancio per assumere personale che nei servizi sociali deve lavorare e non per la decontribuzione. L’incremento di occupazione sarebbe strutturale e cospicuo anche e soprattutto al Sud”.

E’ questa una posizione pericolosissima perché, tra verità parziali, eliminerebbe uno strumento importante per l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area. Evidentemente, la posizione di molti è contro la defiscalizzazione del cuneo fiscale voluta dal ministro Provenzano.

Come molti commentatori, chi scrive è contrario all’estensione di tale strumento a tutto il Mezzogiorno. Ad una realtà di poco meno di 21milioni di abitanti. Perché potrebbe far rimanere sul mercato aziende già decotte.

Cosa diversa è dire concentriamo sulle Zes (Zone Economiche Speciali) tale strumento, invece che dire aboliamolo totalmente. Le Zes sembrerebbe che stiano finalmente partendo, e sono state rifinanziate grazie al Governo Draghi e alla ministra Carfagna, ed hanno lo scopo di attrarre investimenti dall’esterno dell’area, in maniera di aumentare la base produttiva del Mezzogiorno. Quindi si tratta di porre le condizioni di base perché il territorio del Mezzogiorno diventi attrattivo.

Poiché non è semplice che lo diventi tutto e in breve tempo, allora si è pensato di realizzare delle Zes nelle quali le condizioni di attrattività possano essere più semplici a verificarsi. Penso al controllo e alla repressione della criminalità organizzata, all’infrastrutturazione per cui tali aree siano raggiungibili facilmente, spesso infatti sono collocate in aree portuali e di costa. Penso ad una tassazione sugli utili più favorevole e ad un cuneo fiscale o una decontribuzione che porti il costo del lavoro a competere con quello di altre regioni europee. Eliminare la decontribuzione in tali aree, come sembrerebbe essere proposto da molti, sarebbe un errore grossolano. Che le realtà che si sposterebbero per localizzarsi nel Mezzogiorno possano portare lavoro a bassa qualificazione è un problema che riguarda le aziende che arrivano. Poiché, se così fosse, sarebbe difficile, anche con un costo del lavoro più basso, che possano competere con le produzioni di Cina ed India, sarebbero quindi destinate a sicuro fallimento ed eliminate dalla competizione.

Non bisogna perdere di vista che la problematica per il Sud è quella di creare 3milioni di posti di lavoro per avere lo stesso rapporto esistente tra popolazione complessiva ed occupati, compreso sommerso, nelle realtà a sviluppo compiuto italiane, e se volessimo  arrivare al rapporto esistente in altri Paesi del Nord Europa, l’Olanda per esempio, avremmo bisogno di oltre 4milioni di posti.

Indagare sul tipo di investimenti che arrivano è uno step del quale il Mezzogiorno potrebbe non occuparsi, sarà eventualmente il mercato ad eliminare coloro che avranno sbagliato l’intervento e che, in questo modo, perderebbero i loro capitali.

Qui il problema è quello di attrarre investimenti ed il nuovo direttore della Agenzia delle Politiche di Coesione, Paolo Esposito, dovrà occuparsi di evitare che la scelta si riduca tra reddito di cittadinanza o emigrazione.

Usare poi queste risorse per assumere nei servizi sociali è un differente modo di affrontare le problematiche, che sono totalmente diverse: la decontribuzione serve ad accrescere la possibilità che vi sia un aumento della base produttiva, quindi è uno strumento per la creazione di nuovi posti di lavoro che si autosostengono, nel senso che si finanziano con la creazione di reddito. Quindi siamo nella fase della produzione del reddito.

Assumere nei servizi sociali rappresenta il modo per aumentare il Welfare di una società, cosa fondamentale ed importante, ma in questo modo siamo nella fase della distribuzione del reddito prodotto.

Resto fortemente convinto che “L’incremento di occupazione sarebbe strutturale e cospicuo anche e soprattutto per il Sud” (L.L. Sabbadini, vedi sopra). Soprattutto perché è nel Sud che vi è maggiore carenza di quei servizi che portano il Paese ad essere tra gli ultimi in Europa, come, per esempio, quello degli asili nido, o quello del dopo scuola.

Ben venga, quindi, l’aumento dei servizi sociali, degli asili nido - ai quali sarebbe bene fare riferimento con due dati quelli del Centro Nord e quelli del Sud, per evitare che si utilizzi un dato medio che funzioni come il pollo di Trilussa - il dopo scuola esteso in tutta Italia, ed una mobilità possibile in tutte le realtà territoriali, ma come detto qui siamo nella fase dell’utilizzazione della ricchezza prodotta. Che prima bisogna realizzare con investimenti produttivi.

Se oggi con tali servizi l’Italia è più vicina al livello del terzo mondo, più che all’Europa, immaginiamo cosa potrebbe succedere se il residuo fiscale prodotto al Nord, e che il Nord vorrebbe trattenere nell’area, aumentando in modo consistente la quantità di risorse da trasferire al Sud non fosse controbilanciato da un aumento della base produttiva per accrescere anche il reddito prodotto dal Mezzogiorno in maniera proporzionale.

Lo immaginate voi? Io si, dovendo scegliere una nuova capitale…

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