Il Rapporto OCSE 2021. Nessun “train de vie” passerà più per Roma e per Tozeur.

Il Rapporto OCSE 2021. Nessun “train de vie” passerà più per Roma e per Tozeur.

Gianni De Falco, presidente Ires Campania e coordinatore AIM.

 

tozeurL’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede in Parigi, ha pubblicato il rapporto, edizione 2021, “Obiettivo crescita dell’Ocse” indicando le misure e le riforme che i 37 Paesi aderenti dovrebbero perseguire per una “vera ripresa” dopo il dramma della pandemia.

Le indicazioni e le considerazioni per l’Italia non presentano particolari novità rispetto al passato. Le sollecitazioni sono scontate. Alla stregua del padre che dà consiglio al figlio scapestrato: studia, non sprecare danaro, pensa al futuro e, quindi, risparmia, paga i debitori, così l’Ocse, come spesso fa pure la Commissione europea, raccomanda “produttività ed innovazione nelle piccole e medie imprese, con uno sforzo di allineamento alle imprese maggiormente performanti”. In realtà parliamo dell’ovvio, se così non fosse sarebbero destinate al fallimento. E’ la legge del mercato.

Tra le altre indicazioni per l’Italia annotiamo: la semplificazione delle procedure amministrative, la riforma del settore giudiziario, una maggiore efficienza ed equità del sistema fiscale, una maggiore digitalizzazione, il miglioramento del sistema di istruzione e di formazione, il rafforzamento dei servizi per il lavoro.

L’obiettivo generale resta la lotta alla criminalità, l’infrastrutturazione, un cuneo fiscale differenziato ed una tassazione di maggior favore.

Il mercato del lavoro è segmentato e può capitare che ci sia maggiore disoccupazione in un dato settore, carenza di professioni e competenze in un altro, surplus occupazionale in un altro ancora.

Non è più efficiente e funzionale un mercato del lavoro che non intrecci elementi di innovazione e cultura, che non offra spunti, in questo modo, a politiche di sviluppo, che non sia capace di attrarre capitali ed investimenti sul territorio.

Condizioni quasi impossibili a realizzarsi in tutto il Mezzogiorno. Nelle Zes (Zone Economiche Speciali), invece, queste condizioni possono realizzarsi.

Il rapporto continua sottolineando le questioni afferenti alle disparità sociali. Le disparità territoriali, quelle demografiche, di genere fino alle performance di produttività.

Il quadro pre-Covid  era già abbastanza sconfortante, con un Pil pro capite inferiore del 26% rispetto ai Paesi primi della classe (Germania e Francia su tutti), una produttività  inferiore del 17% e un tasso di occupazione basso. Se il confronto fosse interno, tra i due Paesi che convivono in Italia (Nord e Sud), le differenze sarebbero addirittura drammatiche.

Le disuguaglianze sociali in Italia sono maggiori rispetto ad altre economie avanzate, il coefficiente di Gini (in statistica misura il differenziale sulle disuguaglianze prodotte da reddito e ricchezza) risulta pari a 33,4 punti rispetto a una media europea pari a 30,3 punti (più è alto il coefficiente e più le disparità incidono) e ai 23,6 punti della Repubblica Slovacca, paese Ocse con il coefficiente più basso.

Nel 1992, quasi trent’anni fa, fu decisa la scissione della ex Cecoslovacchia e furono fondate due distinte repubbliche: la Repubblica di Slovacchia (parte povera del Paese) e la Repubblica Ceca (parte ricca). Risulta del tutto evidente che se i coefficienti raggiunti dalla Repubblica Slovacca risultano così bassi questa separazione ha fatto bene alla “parte povera”.

In Italia, invece, il 20% più povero della popolazione guadagna soltanto il 6,6% del totale nazionale, e questo 20% più povero abita tutto nel Mezzogiorno. Penalizzante anche la situazione ambientale, con oltre tre quarti della popolazione esposta a dannosi livelli di inquinamento.

“I fondi del Next Generation UE offrono un’opportunità per la ripartenza del Paese su nuove basi, ma – sottolinea il rapporto Ocse – l’elemento chiave sarà come massimizzare gli effetti. Il successo dipenderà dalla capacità di migliorare l’attuazione, la gestione e la determinazione delle priorità in materia di investimenti pubblici”.

Non mi pare che il Paese stia ripartendo bene, soprattutto per le indicazioni di massima che arrivano dalle scelte che si prefigurano per la logistica e la mobilità. Tanto per fare un nome e un cognome.

Ma se anche questa volta non si realizzerà la riunificazione infrastrutturale, sociale ed economica del Paese le conseguenze potrebbero essere fatali. Nessun “train de vie” passerà più per Roma, e neanche per Tozeur.

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