Lo sciopero contro una legge senz'anima e non solo.

Lo sciopero contro una legge senz'anima e non solo.

Gianni De Falco. Presidente Ires Campania. Coordinatore AIM.

 

Lo sciopero generale di Cgil e Uil del prossimo 16 dicembre ha molte ragioni e motivazioni valide.

La legge di bilancio 2022 è un provvedimento sconsolante, frutto delle mediazioni tra i partiti di destra e di centrosinistra, senza risposte alla crescita delle diseguaglianze, del lavoro precario, all’insostenibilità sociale (non finanziaria) del nostro sistema previdenziale.

E’ una legge senza anima, se non quella della gestione del quotidiano, in attesa delle prossime scadenze elettorali e politiche: una legge che naviga a vista.

Invece di arginare le diseguaglianze (cresciute a dismisura negli ultimi anni), il governo intende varare una riforma fiscale che dà gli spiccioli ai più poveri e una mancia sostanziosa ai più benestanti. Un operaio metalmeccanico o un bidello di scuola guadagneranno qualche decina di euro da questa riforma; un professore universitario e un dirigente di banca molte centinaia. E ci guadagneranno anche ricchi e super-ricchi. La forbice delle diseguaglianze si aprirà ancora di più. I privilegi dell’1% più ricco del paese non vengono toccati.

In 30 anni, dal 1990 al 2020 mentre i salari medi (in termini reali) sono cresciuti del 31% in Francia, del 33% in Germania e del 25% in Belgio, in Italia sono calati del 2,9%. Anche in Spagna sono cresciuti del 6,2%.

Sempre negli ultimi 30 anni è cresciuta la ricchezza patrimoniale e sono cresciuti i redditi delle classi con reddito medio-alto.

Invece di ampliare e migliorare la misura del reddito di cittadinanza (come proposto in 10 punti da una commissione governativa istituita ad hoc, presieduta da Chiara Saraceno), la legge di bilancio introduce elementi regressivi e punitivi.

Si dirà che è già un risultato aver mantenuto questa misura, visto il fuoco concentrico di tutta la destra, da Meloni a Salvini, da Berlusconi a Renzi.

Ma rimane il fatto che, invece di migliorare e ampliare quella misura, la si è peggiorata e circoscritta.

Sul lavoro e gli ammortizzatori sociali siamo solo ai titoli di testa, ma il film non è mai iniziato: nessuna misura per arginare la precarietà (del salario minimo non c’è traccia) e soprattutto nessun passo avanti verso una misura universalistica in tema di ammortizzatori sociali.

Siamo ancora allo spezzatino legislativo in cui regna sovrana l’incertezza e soprattutto la diversità di trattamento rispetto alla condizione lavorativa di provenienza.

Sulla previdenza la legge si concentra sul superamento graduale di Quota 100, senza nemmeno iniziare ad affrontare il tema drammatico dell’insostenibilità sociale del sistema pensionistico nel futuro.

Il problema non è la generosità del sistema previdenziale, ma i milioni di giovani che iniziano a lavorare tardi, con contratti intermittenti e salari bassissimi. Il governo avrebbe potuto introdurre una misura a costo zero: contributi figurativi per i giovani nel periodo di non lavoro, tra un contratto e l’altro. Niente.

Sì, certo, ci sono più fondi per il sociale, ma per l’autosufficienza le dotazioni previste non bastano nemmeno lontanamente alle necessità e per la sanità l’aumento previsto in bilancio (2 miliardi) è pari al solo 1,6% rispetto all’anno precedente (123 miliardi) a fronte della Caporetto registrata nell'affrontare la crisi Covid (meno 250mila Posti Letto rispetto al 1960 quando la popolazione registrava 11milioni di abitanti in meno, il 30% di decessi per sepsi di tutta Europa, nell'anno 2020 sono state sospese 1milione e 300mila altre prestazioni/mese). La spesa militare, invece, vede una crescita di previsione pari al 5,4% (1miliardo e 400milioni in più). Per la cooperazione allo sviluppo ci sono solo le briciole (0,22% del PIL).

La politica industriale non c’è e nel PNRR viene nominata una volta sola a fronte di centinaia di citazioni di termini come “concorrenza” e “competizione”.

Ecco perché lo stupore per la scelta di Cgil e Uil o è frutto dell’ipocrisia o semplicemente dell’assuefazione al pensiero (e al governo) unico sotto la benedizione di Draghi.

Le forze politiche e anche la stampa (in gran parte eterodiretta da gruppi imprenditoriali e di potere, come si è visto per la gestione della comunicazione sulla partita Covid) farebbero bene a prestare maggiore attenzione alle ragioni di questo sciopero.

E giusto come notavamo nell'articolo precedente, in un collegato della legge si introduce il tema dell'autonomia differenziata, come un cavallo di Troia, in maniera incosciente e pericolosa si mina all'unità del Paese.

Non è questo un tema dello sciopero ma andrà assolutamente affrontato ed in tempi brevissimi perchè la forbice delle disuguaglianze non passa soltanto per il sistema della riforma fiscale ma anche per il sistema dei diritti di cittadinanza tra Nord e Sud del Paese.

In Italia c’è sempre di più una enorme questione sociale che merita risposte urgenti e concrete.

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