Un bilancio e un saluto.

Un bilancio e un saluto.

Gianni De Falco.

 

Care compagne e cari compagni 

della Cgil Campania e della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli, 

 

in tutti questi anni ho avuto l’opportunità di conoscere molti di voi dall'inizio della mia avventura, altri più giovani nella fase finale e ho avuto modo di apprezzare l'essenziale "valore aggiunto" che portate a quest'organizzazione, con il vostro impegno e il vostro esempio quotidiano.

Colgo questa occasione per condividere con voi alcune riflessioni, tracciare un bilancio e ringraziarvi per la disponibilità e collaborazione, che ho sempre ricevuto, per le tante cose fatte insieme e i risultati ottenuti.

Nel periodo che ha preceduto questo momento si sono alternate speranze e paure, progetti e incertezze. Andare in pensione è un passaggio importante della vita ed è pieno di significati.

Ho trascorso intere giornate e anche qualche nottata in questa organizzazione, per la quale so di aver sacrificato anche una parte della mia vita privata; ho lavorato tantissimo con voi e ne sono orgoglioso, perché credo di aver costruito qualcosa anche grazie al vostro aiuto.

Prendo la via di scrivere non potendo contattarvi uno per uno, come vorrei. Quasi trent’anni sono una vita. Sì, una vita; una vita che ti cambia intorno, che ti vede correre, emozionarti, affaticarti, affezionarti, stancarti. 

Ogni giorno un tragitto che conduce sempre allo stesso approdo, in CGIL, ed in questo spazio diventi grande. Ma non si è mai troppo adulti per provare un’emozione, mai abbastanza pronti per affrontare un distacco, soprattutto quando questo avviene senza un abbraccio ai compagni di una vita. Un’ultima occhiata, nella mia mente, a quei luoghi che ho conosciuto e conosco come fossero casa mia: le scuole sindacali di Piani Resinelli, dell’Impruneta, di Ca’ Vecchia e di Ariccia, la scuola politica delle Frattocchie, e poi ancora le sedi di Strettola S. Anna alle Paludi, Corso Trieste, Via Torino, Corso d’Italia, in ultimo Via Toledo… 

Salutare le tantissime persone che hanno fatto parte per un lungo periodo del mio percorso di vita lavorativa è la cosa più difficile ma anche la più sentita, se non altro per le amicizie instauratesi, per la condivisione degli impegni e per la quotidianità trascorsa insieme in momenti belli e meno belli ma comunque sempre intensi e sempre insieme, i rapporti umani vincono sempre, sopravvivono ad ogni male e ad ogni forma di allontanamento.

Un pensiero particolare va a tutti i compagni che ci hanno lasciato in tutti questi anni e che hanno lasciato un’orma del loro passaggio nella mia vita. Penso a Nino Pino, che come un capo sioux (avevamo una particolare passione per la storia dei nativi americani) tracciò la mia via nell’arida prateria; a Gianfranco Federico, prima fine intellettuale e poi dirigente sindacale atipico e incompreso; a Teresa Ciancio, grande donna e dirigente sindacale socialista, la cui prematura morte mi colpì dolorosamente; a Stanislao Nocera e a Tonino Aprea, compagni di viaggio straordinari, di grande umanità e con i quali ho condiviso tempo, risate, partite di pallone e lavoro. 

Penso ancora ad un compagno con il quale abbiamo avuto profonde divergenze politiche (sindacali) ma condiviso sempre un sentimento di stima, Ettore Combattente, l’ultimo incontro avvenne a casa sua, allettato, affaticato e consapevole del suo destino, scambiammo un buon quarto d’ora di riflessioni, di idee, che non alimentarono le nostre divergenze piuttosto consolidarono quei sentimenti di stima e vicinanza, che, con chiunque abbia condiviso un pezzo di storia della Cgil, rimarrà sempre. 

Penso ancora a Mario Parente, che inizialmente mi fu guida e con il quale scoprii vicinanze intellettuali e non soltanto sindacali e politiche. Penso ad un altro grande dirigente socialista, già in pensione, Antonio ‘Totonno’ Lombardi, che con grande modestia, quando fui designato direttore dell’Ires, avendo lui lavorato anche all’Ufficio studi della Cgil, mi inviò un messaggio tanto caloroso e affettuoso da farmi credere Segretario generale nazionale.

E tanti ancora conosciuti su percorsi diversi ma non per questo collegabili al sindacato: Maurizio Valenzi, indimenticabile primo Sindaco comunista di Napoli e poi amico di famiglia, telefonate senza tempo con mia madre per parlare dei nipoti; Francesco Assentato, ricordato come unico socialdemocratico iscritto alla Cgil e per questo protetto da Di Vittorio; l’avvocato Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto per gli Studi Filosofici e magnifico oratore, la sua ricostruzione della storia del Gruppo Gramsci resta indelebile nella mia memoria; il Professore Gaetano Arfè che mi insegnò l’Europa; il Professore Massimo Maciocia, educatore di libertà, come lo definimmo in uno scritto pubblicato dall’Università nell’occasione del suo ricordo, con Stefano Dumontet, a sua volta Professore nonché nipote di Massimo e prolungamento ideale di quella amicizia. Massimo fu  vicino alla realtà e ai bisogni delle persone, più che interprete scolastico di teorie e dottrine; l’avvocato Filippo Caria, socialdemocratico, che insegnò a un mio amico comunista la sinistra, la rivoluzione – nonostante la sua aria bonaria – la politica, definendo il preciso confine di valore etico e morale di quella generazione di sindacalisti e politici. Poi Andrea Geremicca, instancabile politico e intellettuale. Un particolare spazio voglio dedicarlo a Giorgio Benvenuto, già segretario generale nazionale UIL e segretario generale PSI, oggi Presidente della Fondazione Bruno Buozzi e della Fondazione Pietro Nenni con il quale resto in contatto per riflessioni politiche e di studio.

In ultimo vorrei ricordare colui che poi, nonostante la differenza generazionale, mi volle suo amico e che ogni qualvolta si trovasse a Napoli chiedeva di vedermi per due motivi fondamentali: il primo, parlare in napoletano (quello classico) come già mi richiedeva di fare al telefono (Giovà io campo a Roma si parlo napulitano nisciuno me capisce e si nun parlo napulitano cu ‘nu napulitano comme faccio…) e, il secondo, prendere un caffè: Antonio Ghirelli. Fin dal primo giorno della nostra conoscenza, quando gli fu sottolineato il mio essere comunista, lui sorrise e dal colloquio che scambiammo, all’Hotel Vesuvio, arrivò ad una sua personale conclusione che espresse nella dedica che gli richiesi sul libro ‘Storia di Napoli’ “a Gianni, che più socialista non si può…”. 

Dopo aver perso la sua amata Barbara precipitò in una spirale depressiva che ne intaccò anche il fisico. L’ultima volta che venne a Napoli per la presentazione di un suo altro libro lo trovai molto provato e stanco, nel mezzo della confusione della sala Feltrinelli egli stesso confuso. 

Mi avvicinai per salutarlo e per avere la sua dedica sul libro e commisi un errore che mi porterò per sempre nel cuore, gli chiesi se mi avesse riconosciuto. Sorrise e senza parlare scrisse questa dedica “a Gianni, che più napoletano non si può…”.

Dedico una mia memoria ad uno straordinario percorso tentato con Emanuele Macaluso, Rino Formica, Lanfranco Turci e Felice Besostri, con Enzo Esposito e Nino Cavaliere. Tempi bui nei quali la parola Socialismo e Socialista furono indicate più come invettiva che come valore, uno scempio per la storia della sinistra e della nostra Repubblica. Il lavoro che ne seguì non ebbe fortuna in termini politici ma mi ha permesso di conoscere straordinarie figure (anche Nerio Nesi) della politica e della cultura di sinistra del nostro Paese.

Dovrei ricordare ora tutti i compagni e amici in vita. Per fortuna sono una caterva. Non potrò citarli tutti, alcuni sono ancora nei palazzi della Cgil e altri sono in pensione (ma facciamo ancora gruppo). 

Il gruppo Fiom con il quale cominciai la mia storia sindacale, Gianfranco Federico, Antonio Reccia, Franco Capobianco, Antonio Tubelli, Lello Mercaldo, Enzo) Esposito, Lorenzo Galli, Rosario Strazzullo, Rosario Oliverio, Raffaele Busiello, Elio Troili, Gino Mazzone, Raffaele D’Ambrosio, Umberto Saccone, Saverio Auriemma, Umberto Ricci, Carla CapaldoPietro Rullo, Antonio Ciardi e in rappresentanza dei tanti compagni di fabbrica incontrati nomino i caschi gialli per eccellenza: Aldo Velo, Giovanni Bennato e Giovanni De Santo (questi ultimi due passati a miglior vita). Fuori quota, perché appartenenti, a coppia, rispettivamente alla Fim-Cisl e alla Uilm-Uil, Aldo Palma e Giuseppe Genio, Enrico Cardillo e Anna Rea. E ancora il nostro prete-operaio Rolando Palazzeschi. Con alcuni di essi abbiamo lavorato insieme e frequentati anche extra moenia. 

Antonio Tubelli è passato dalla “padella sindacale” alla brace della gastronomia. Cuoco, di effetto ed affetto a livello nazionale ed internazionale, ristoratore ed oggi formatore di Food Italy… ma metalmeccanico di cuore.

Lello Mercaldo e Vincenzino Esposito non possono non trovare un enorme spazio di affetto. Abbiamo, insieme, rifondato l’Ires Campania nel 1996 con la sponda politica di Antonio Crispi

Che dire, con i due “ragazzi” abbiamo creato un trio niente male… Enzo Esposito, definito Homo technologicus, appassionato di comunicazione e di informatica, software ed hardware, capace di smontare un intero Pc e non riuscire mai a rimontarlo… scherzo. E come non amare Lello Mercaldo, unico sindacalista capace di chiudere una conversazione o salutare un ospite con un inusuale e un po’ retrò… “i miei ossequi” e capace poi di colpirlo con la penna che, come si sa, può più di una spada. 

Restando in tema di Ires ricordo i “miei” presidenti: Gianni De Luca che non c’è più, anche segretario regionale di organizzazione, presenza costante ed eterea, molto proiettato verso l’esterno e “la fantasia al potere”; Ugo Marani, proiettato molto sulle scienze economiche e molto “al mercato” scientifico e politico, con lui Ires, devo riconoscerlo, compì un salto di qualità; in ultimo Paolo (Paolone) Giugliano, che ebbi modo di conoscere tanti anni prima come segretario generale aggiunto della Cgil scuola. Per tanti versi un ritorno alla casa madre Cgil ma con molte “supercazzole e scappellamenti a sinistra”… in alcuni miei dolorosi eventi, un fratello… capace di “intervenire” al Congresso regionale della Cgil cantando “Carmela”… questo per chi non conosce Paolo.

Infine il piccolo grande gruppo della Camera del Lavoro di Napoli (non ancora metropolitana) e Cgil regionale e nazionale, Massimo Montelpari, Teresa Ciancio, Francesco (Ciccio) D’Agostino, Franco Nardi, Andrea America, Andrea Lucchesi, Mario De Rosa, Piera Felicini, Antonio Schioppa, Antonio Chegai, Antonio Crispi, Marcello Tocco, Alfonso Iannucci, Susy Avallone, Lucia Zito, Mimmo Avanzo, Ciccio CorminoLuigi Santoro, Vincenzo Moretti, Vito BarileRaffaele PirozziEnzo Annibale, Mimmo Iannace, Mario Gentile, Vera Lamonica, Franco Garufi, Andrea Montagni, Rosario Messina, Nino Cavaliere, Michele Gravano, Felicia Mazzagatti, Gustavo De MariAnnamaria Salvatore, Giudy Zinno, Felicia Santella, Enza SanseverinoMaurizio Mascoli, Enzo ParzialeGianni Nughes, Ciccio VarrialeLuigi (Gigino) Allocati a cui ascrivere il mio passaggio da Fiom a Camera del Lavoro e in ultimo Umberto Saccone che mi “assunse” e mi ha assistito nella fase di “uscita”. Per la storia recente, per tutti, Walter Schiavella e Nicola Ricci, che ho seguito nella sua esperienza sindacale fino alla sua nomina a giovane Segretario Generale della Cgil Campania.

Al mio primo incarico, responsabile dell’Osservatorio Napoli sui processi di trasformazione dell’Area Metropolitana, mi lega il ricordo a Giovanna Viscardi e a Mimmo Marfé, compagno proveniente dalla Funzione Pubblica sanità. Passammo giorni alla scrittura di un “Piano per la sanità diffusa” e per la specializzazione degli Ospedali metropolitani. A guardarlo oggi con gli occhi della situazione Covid avrebbe ancora un senso… ma fu scritto la bellezza di trent’anni fa.

Detto del rapporto con Esposito e Mercaldo in Ires, dei presidenti passati, vorrei ricordare cinque giovani “studiosi” che con Ires intrecciarono le loro attività di ricerca, dottorato e lavoro: Giorgia Summonte, sociologa, indimenticabile esperienza umana e di ricerca; Alberto Nardi, laureato in scienze politiche, collaborò alle nostre attività di ricerca ed ora è responsabile di una società di import export in Cina, una preziosa professionalità che per affermare le sue capacità ha dovuto lasciare il nostro paese; Alberto De Stefano, sociologo, divenuto poi amico fraterno che continua l’attività di ricercatore nel Formez; Paola De Vivo, sociologa e conosciutissima docente alla Federico II, i nostri contatti sono proseguiti anche in forma di rapporto e scambio intellettuale ma anche di affettuosa e sincera amicizia; Antonella Esposito, sociologa, collaboratrice attenta ed instancabile e oggi sposa a Claudio Russo che con Peppe Miccio, Aldo Pizzo e Patrizia Lauro formava la squadra di Smile, ente di formazione della Cgil, con i quali condividemmo amicizia e sede (Poggioreale). Aldo, però, l’ho conosciuto quando era ancora in Funzione Pubblica e partecipai anche al suo matrimonio, da qui anche l’amicizia con Rosa sua moglie. Non vorrei ricordare male gli anni, ma credo almeno trenta… insomma, eravamo giovani.

Un pensiero speciale lo rivolgo ai miei compagni di avventura con i quali abbiamo lavorato al faticoso trasferimento, per certi versi storico, dalla sede di via Torino a quella nuova di via Toledo: Dino Palmieri, Nadia Corradetti e Luigi (Gigino) Nuzzi. Con Gigino, in particolare, tornato dalle lontane nebbie dei miei ricordi di metalmeccanico, e con lo spirito di metalmeccanici, abbiamo lavorato duramente ed alacremente.

Ho la grande soddisfazione di avere potuto fare il lavoro che ho sempre considerato il più bello del mondo (studio e ricerca), che mi ha permesso di conoscere e di lavorare con persone meravigliose, professionisti seri, capaci, volenterosi e dotati di un grande senso di responsabilità, spesso in condizioni molto difficili. In ambito professionale sono estremamente orgoglioso per essere riuscito ad affermare il nostro istituto Ires in una dimensione tecnico-scientifica con la partecipazione al CTS dell’ITI Campania moda con l’Accademia della moda Campania, come partner scientifico di OBI Osservatorio di Economia e finanza per l’organizzazione delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno d’Italia e d’Europa” e con l’adesione alla Alleanza degli Istituti Meridionalisti l’Ires, ma nel complesso Cgil Campania, dimostra la possibilità di partecipare a livelli tecnici e scientifici a pari dignità di altri istituti scientifici e di varie università. Desidero per questo ringraziare l’On. Salvatore Matarrese e il prof. Antonio Corvino (OBI), il dott. Nicola Squitieri e il prof. Francesco Saverio Coppola (Associazione Internazionale Guido Dorso), il prof. Pietro Massimo Busetta (Universtà di Palermo), il prof. Massimo Squillante e la Prof.a Antonella Malinconico (Unisannio) e il prof. Stefano Dumontet (Uniparthenope). In ultimo, ma non ultimo il Prof. James Kenneth Galbright, lui non sa il motivo ma io si…

 

Permettetemi ora, dopo averla già citata, di rivolgere un ultimo ringraziamento a Patrizia Lauro… per il sostegno morale e materiale di cui mi ha fatto dono in questi ultimi anni di lavoro, i suoi gesti spontanei di grande solidarietà, la sua generosità, la sua simpatia enorme e l’amicizia sua, vera, sincera mi hanno aiutato a superare anche momenti difficili. 

Grazie per avermi reso il lavoro più semplice, insieme abbiamo raggiunto alcuni obiettivi con risultati inaspettati, ben sopra le attese e grazie al suo prezioso contributo abbiamo risolto con rapidità anche questioni di primaria importanza. Il suo affetto, mi ha commosso e riempito d'orgoglio. 

E’ bello poter dire un “Grazie” di cuore ad una persona speciale che mi è sempre stata accanto anche nei momenti più duri, aiutandomi a superarli e, senza neanche immaginarlo, è diventata l’anima dolce e ferma di questa Ires!... e poi parlano poco e male delle donne.

 

Sono così giunto alla fine di questo piccolo spazio di ricordi e di ringraziamenti, non senza emozioni. Sono orgoglioso di chiudere questo mio percorso con la realizzazione del progetto per la Valorizzazione dell’Archivio storico, un progetto da tanti atteso e sostenuto. Mi piace pensare che nell’Archivio possano essere custodite tutte le nostre storie, quelle grandi, quelle piccole e quelle piccolissime, come la mia.

Esprimo a tutti voi, il mio più sincero augurio per un futuro pieno di soddisfazioni. Il momento è critico, le difficoltà sono tante, ma sono sicuro che le affronterete e le supererete con tenacia.

Vi lascio con un profondo senso di orgoglio per avere avuto l’onore di lavorare e collaborare con tutti voi in questa nostra grande organizzazione. 

Finisce dunque qui la mia “parte” attiva che troverà un piccolo rapporto di continuità con l’iscrizione allo SPI, il sindacato nostro dei pensionati. Sempre Cgil… con cuore e  passione.

Grazie a voi compagne e compagni e, mi raccomando, non mollate mai!

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