Articoli, iniziative, contributi e progetti
sul rapporto tra Mezzogiorno d'Italia e bacino del Mediterraneo

Città euromediterranee fra immigrazione, sviluppo, turismo

Rapporto tra politiche di immigrazione e strumenti di cooperazione decentrata.

Quello migratorio è un fenomeno in continua crescita che si caratterizza per la sua complessità e per la molteplicità di approcci che necessitano una reale sistematizzazione affinchè ognuno degli strumenti e delle politiche messe in campo possa avere efficacia reale ed incidenza sul territorio delle nostre città.
Le problematiche connesse all’impatto e all’integrazione dei flussi migratori nelle città europee, ed in particolare quelle a “natura mediterranea”, sono il maggiore terreno di sfida non solo dei governi nazionali ma anche delle istituzioni locali, che hanno la responsabilità diretta e la misura reale delle differenti condizioni dei rispettivi territori.

Un programma per un progetto

di Ugo Leone

Perché il Mediterraneo? Perché un osservatorio? Perché un osservatorio sul Mediterraneo?
Sono già molti, da vari versanti, ad occuparsi del Mediterraneo, ma è particolarmente importante farlo a Napoli la cui “centralità” geografica tra le due sponde è abbastanza indiscutibile. È importante, però, anche farlo con uno specifico.
Uno specifico che si può facilmente immaginare se si riflette anche superficialmente sui soggetti promotori di questo Osservatorio: la Fondazione Di Vittorio, la Cgil Campania e di Napoli, l’Ires Campania.

Indirizzi di scopo

Il Mezzogiorno si caratterizza oggi per due aspetti particolarmente importanti e complementari nella sua collocazione regionale: essere ad un tempo un potenziale spazio economico e l’avamposto del mercato comunitario verso l’area mediterranea.
La favorevole posizione geografica, la centralità nel bacino e la proiezione politica verso un maggior decentramento delle attività di governo del territorio, all’interno sia del regime nazionale che comunitario, fanno si che il Mezzogiorno non sia più una mera espressione geografica creata per individuare un aggregato territoriale in deficit di sviluppo, quanto una realtà nuova di relazionalità economica non trascurabile per poter realizzare quel Mediterraneo allargato a cui l’Unione Europea, con le sue politiche di apertura verso i Paesi Terzi, con gli accordi di associazione e di cooperazione, vuole arrivare.

Linee guida

L’inasprirsi delle azioni terroristiche e gli scenari di guerra in Iraq prospettano un futuro nel quale le politiche di sviluppo per l’area del Mediterraneo incontreranno sempre più difficoltà.
Al contrario, gli impegni assunti nelle conferenze di Barcellona, Malta e Stoccarda per la realizzazione di un’area di libero scambio tra Unione Europea ed i Paesi del Nord Africa, del Medio oriente ed Israele vanno confermati e sostenuti.
Anche in presenza delle varie difficoltà con le quali l’Unione Europea dovrà misurarsi, prima tra tutte l’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Est. Il Bacino Mediterraneo rappresenta un’area “mercato” di circa ottocento milioni di persone ed un sistema di mercati ed economie che dovrà misurarsi con quelli dei Paesi dell’Est, appunto, caratterizzati da un mercato del lavoro con ampie fasce di manodopera a basso costo.

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